Perché il Museo del Risorgimento nel Trentino
Il momento storico in cui vive tutta l’Italia, nel Trentino viene vissuto con evidenti caratteri di diversità. Mentre altrove si registra l’affermarsi di forze politiche che fanno dell’antirisorgimentalismo un radicale elemento d’identità, e le altre espressioni politiche manifestano indifferenza, in Trentino da parecchio tempo il Risorgimento è assoggettato alla rimozione costante adottata con tecniche silenziose e nella generale indifferenza.
La negazione, di fatto, del Risorgimento in Trentino trova un dato di riferimento tanto chiaro quanto preoccupante: l’eliminazione del termine “Risorgimento”con il quale si identificava il Museo del Risorgimento e della lotta per la libertà sin dal primo dopoguerra.
La scelta deliberatamente politica trova la giustificazione nel progetto di inserire il territorio Trentino, e quindi la sua Storia, in quell’area definita “Tirolo storico”la cui origine è artificiosa e dovrebbe essere più correttamente legata a quel secolo in cui il Trentino venne forzosamente annesso al regno d’Austria ed unificato, contro ogni evidenza culturale ed etnica, alla vicina Contea del Tirolo.
Il progetto di eliminazione del riferimento al Risorgimento ha una data , quella del 2006, con l’approvazione della Legge di riforma che prevedeva la formazione di una Fondazione museale e la scomparsa, per l’appunto, del riferimento al Risorgimento.
L’obiettivo, dichiarato, era quello di inserire acriticamente e definitivamente il Trentino nella dimensione culturale tirolese, con l’acquisizione formale dei valori tradizionali che lo connotano. Il Risorgimento in Trentino, in tutta evidenza, invece stava a dimostrare una reale diversità, sia etnica , sia più generalmente culturale, registrata in più di un secolo di “resistenza” e nella militante difesa della propria autonomia dai condizionamenti austro-tirolesi fino all’opposizione all’integrazione etnica messa in atto negli ultimi decenni dell’ottocento.
L’equivoco, politicamente calcolato e lucidamente messo in atto, tende a fare del Trentino e dei trentini un’appendice senza identità di quel mondo vetero conservatore che fu il “Tirolo storico”contro il quale si mobilitarono le figure più dinamiche, colte e determinate, che animarono tutto il secolo XIX sino a comprendere la figura di Cesare Battisti con la quale si conclude la lotta risorgimentale per l’affacciarsi del definitivo esito della guerra europea e mondiale.
La rimozione di più di un secolo di storia risulta essere un fatto di eccezionale gravità a fronte del quale, tuttavia, si è registrato un ben modesto ( quasi inesistente) sollevarsi di voci critiche.
Oggi il Trentino è percorso da iniziative direttamente gestite dal potente assessorato provinciale alla cultura e sostenute dal presidente della provincia autonoma al quale la legge elettorale conferisce poteri unici ed esclusivi. Con una straordinaria e singolare elargizione di denaro l’assessorato finanzia gruppi evocativi della nostalgia degli antichi padroni tirolesi, mentre in Consiglio Provinciale non c’è una sola voce che sollevi i dovuti interrogativi e denunci l’evidente falso storico che la cupa politica locale mette in atto senza pudore.
Il mesto rito del finanziamento delle divise, l’organizzazione di parate, la evocazione istituzionale della reazione antimoderna di Andreas Hofer, sembrano lasciare indifferente la classe politica in Trentino tutta impegnata, com’è, a coltivare sé stessa.
Nelle scuole, con il prossimo anno scolastico, si inizierà ad insegnare la “storia locale” pur essendo evidente che la totale assenza di testi certificati, di personale docente specificatamente preparato e l’affiancamento di motivi di propaganda, faranno sì che questa iniziativa si tradurrà in un ulteriore passo verso il negazionismo risorgimentale in Trentino.
Nessun segnale dall’Università, anch’essa alla soglia della provincializzazione e tutta impegnata a parlare di sé stessa e dei vantaggi che potrebbero essere garantiti dal ricco bilancio dell’autonomia provinciale. Nessun segnale neppure dalle esangui accademie e dalle associazioni d’intellettuali le cui finalità dovrebbero essere proprio quelle di tenere viva la memoria della Storia di questa terra.
I temi, invece, sono tutt’altro che assenti e trovano riferimento nei grandi fenomeni che hanno fatto la Storia dell’umanità. A Trento, come a Filadelfia o a Parigi nell’evidente rispetto delle proporzioni delle dimensioni locali, ma tutti coinvolti nella grande circolazione di idee che nel Trentino trovarono illustri cultori.
Il Risorgimento Trentino è ricco di
personaggi e di fatti. Di grandi esempi e di capacità di scelta e di esposizione
che sono un elemento d’identità reale del quale i trentini possono essere
realmente orgogliosi.
Pare dovuto, in prossimità della celebrazione del cento cinquantesimo
anniversario dell’unità nazionale chiedere, pretendere, che al Museo del
Trentino venga restituito quel riferimento vitale al Risorgimento per il quale
lo stesso museo trovò motivazione d’essere quasi un secolo fa e senza il quale
il Trentino risulta fatalmente mutilato della propria identità.
Prof. Vincenzo Bonmassar
Presidente Associazione Mazziniana Sezione di Trento